17.3.08

Matteo, compagno

Raga, guardate un pò cosa ho trovato...

2 commenti:

Anonimo ha detto...

chi le spende un paio di parole in più sul background del video?

Ezio Romeo ha detto...

La verità, Totò, è che non ho la minima voglia di parlare né del compagno Matteo né della compagna Borsellino… :D
Più per pigrizia che per disinteresse. (Alla fine non tornerò a votare, ma solo per ragioni logistiche: troppo complicato, dispendioso in termini di tempo, energia, denaro, nonché difficile da accordare con gli impegni che avrò qui in quei giorni… Sicilia, ti prego, rialzati dal baratro sia pure senza il mio voto!)
Brevemente: la leggenda vuole che un giovane – il compagno Matteo, appunto – colto da raptus suicida si sia lanciato giù dalla Timpa (rilievo attorniato da pareti rocciose ripide, caratterizzate da forte pendenza, pareti che nel nostro caso precipitano direttamente a mare; qui in maiuscolo perché chiamiamo così, come fosse il suo nome proprio, la timpa di Acireale). (Non so se vi siete accorti che sono stato così preciso nella definizione di timpa da provocare quasi il riso… Ricordate gli interventi sui mammoriani?)
Adesso, so che sembrerà incredibile a tutti gli acesi o pseudoacesi o conoscitori dell’acese che frequentino il blog… Io non sono mai stato al compagno Matteo! Voglio dire, Totò, che il luogo dove il giovane – presumibilmente comunista – si suicidò, è stato ribattezzato dalla gioventù acese compagno Matteo ed è solitamente frequentato da ragazzi “sfacinnati” (non intenti in faccende) o che se la “calìanu” (marinano la scuola) o che vanno a “muntàrisi spinaciu” (rollarsi una canna). Il luogo si trova dalle parti di Santa Caterina, frazione marittima della ridente e mai troppo compianta (da chi?) Acireale.
Non mi ricordo quando, né con chi, sono addirittura arrivato all’imbocco della stradina che conduce allo slargo, o spiazzo, o quello che cazzo è, che – giusto di fronte al dirupo! – chiamiamo compagno Matteo. Era di notte, non vedevamo nemmeno i nostri piedi, assai probabilmente eravamo già alticci, e alla fine abbiamo ritenuto poco opportuno avvicinarci al dirupo. Della serie, almeno Matteo ha deciso di farlo… Ero con te, Cacciola? Non ricordo…
Comunque, di più sul compagno Matteo non so dirti. C’è anche una lapide lì, o almeno si vede nel corto (non l’ho mai vista coi miei occhi).
Vale, Caccioloso, voi che sovente andavate a “muntàrivi spinaci” e “abbiàrivi ppi pessi” (rendervi ebbri) nel luogo famoso, sapreste dirci qualcosa di più?